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Esami di maturità

21 Giu

Alla maturità, tutta Italia ed io abbiamo bocciato Balotelli.

Alla maturità, promuovo la manina santa di Bonucci, tappasproloqui e fermapolemiche.

Boccio, decisamente boccio, frasi medievali proferite nel XXI secolo. Non sono mamma, potrei tacere. Ma è più dignitosa la mia non-maternità, della non-paternità di chi i figli li fa e si scorda di amarli.

Alla maturità è promosso magna cum laude Laerticone senior, che alla domanda “ma tu preferisti X o Y?”, risponde “Io preferirei entrambi”.

E’ maturo gridare “¡Visca España!” contro i cuginetti d’oltr’Alpe, solo perché ancora sto a rosicà per certe disavventure calcistiche con i franzosi?

La Consulta ha bocciato il ricorso alla 194, e allora io promuovo la Consulta.

Non è ammesso all’esame chi fa uso delle nuove tecnologie e strumenti… solo per farsi passare la versione di greco o il compito di matematica. Ragazzi, avete avuto nella vita un solo dovere: studiare. Altro non v’è stato chiesto. Avreste dovuto essere in grado di portarlo avanti.

Promuovo l’Inghilterra come avversario.
Promossissimo il mio coraggio nell’aver scritto la frase di sopra.

I deputati scelgono di bocciare Lusi? E allora io promuovo pure la Camera.
(si dia alla magistratura la possibilità di capire. Non voglio altro… se non uguaglianza tra i cittadini)

Mi boccio, perché tifo i Cechi. E se è vero che girando quella terra ho imparato ad ammirarli, stavolta li sosterrò solo per vedere Cristiano Ronaldo che mestamente torna in patria. Lo ammetto: so’ ‘na brutta persona, e pure livorosa. E infatti ho anticipato che mi stavo autobocciando.

E poi non promuovo nemmeno chi ha vinto e per ciò pensa di poter dire tutto. Stile e rispetto non sono ornamenti, sono scelte di vita. E se in questo ci vedete una frecciata a quel cafone indegno di Mourinho, allora vuol dire che mi sono espressa correttamente.
Bocciato e ribocciato, l’esame di maturità per me non lo passerà mai.

Promosso chi si affranca dai luoghi comuni e si rende libero di amare e di vivere sereno.
Bocciato chi si chiude nelle maschere, chi si mostra diverso dalla sua essenza per compiacere gli altri.
Ho in mente uomini che temono di mostrarsi appagati dalle proprie compagne e donne che si vergognano di apparire sentimentalmente travolte.
(valutiamo, a tal proposito, se debba passare l’esame di maturità il cinismo di chi non sopporta amici innamorati-patetici-adolescenziali, o la leggerezza di adulti che non hanno paura di mostrarsi così perdutamente coinvolti).

Tra Grecia e Germania la maturità la dò a Zeus.
Però siamo onesti: la Germania è l’unica squadra che meriti davvero il trofeo (tiè, seconda gufata dopo quella di lp. Speriamo facciano il loro effetto).

Però io mi applaudo, e mi promuovo, perché ieri per non sbagliare ho sbafato due souvlaki e tre dolmadakia. Aggiungo tzatziki a piacimento e un goccetto di birra Mithos.

La maturità non può conseguirla chi delle bugie ne ha fatto uno stile di vita. Dispiace per un’amica cara, ma la verità è una forza inarrestabile, dura nel tempo e supera gli spazi. E’ amara, amarissima a volte, ma berla fino in fondo anche quando fa male, ci rafforza e ci sprona solamente ad essere migliori.

Promuovo questo giorno, il più lungo dell’anno, che vedrò spegnersi dal Palatino, mentre ascolto Celestini e Gramellini. Da domani le ore di sole andranno a scemare, ma domani è un altro giorno, questa frase l’ho già sentita e forse dovrei bocciare le mie troppe citazioni.

 
Anna Eva Laertici

Spiego, impiego, non mi piego

18 Giu

Provo a spiegarmi meglio: penso che Balotelli sia simpatico come una puzzetta in ascensore, ma comunque schiererei lui dall’inizio.

E poi voglio spiegare meglio la storia del refuso sull’e-mail aziendale. E’ una lunga e dettagliata missiva digitale che sono usa, da almeno 3 anni, inviare a tutti i colleghi che iniziano il rapporto di lavoro con la Società. Peccato che alla riga numero 2, io abbia scritto “quanno”. Cioè “quando”, ma alla romana.

Vorrei spiegare meglio che questo brutto stronzo infame d’un correttore di word che mi controlla pure se ho abbinato le mutande al reggiseno, ha evidentemente deciso di disattivarsi proprio quanNo ho scritto la prima grande e-mail, la capostipite che avrei riciclato negli anni.

A tutti, spiego meglio che se oggi dovessi vedere Trap tirare fuori la boccetta d’acqua santa e trarne i giusti frutti che 10 anni fa si scontrarono con l’abitro Moreno – l’unico personaggio storico più famoso agli Italiani di Garibaldi – ebbene, si sappia, io andrei a piedi al santuario del Divin Amore (è quello più vicino a casa, oh, non mi ammazzate) e sacramenterei per una mezz’oretta come se fossi un comunista catalano in chiesa durante la guerra civile 1936-39.

Vorrei spiegarvi meglio che sì, studiare m’ha fatto tanto male.

Se avessi tempo, spiegherei meglio perché vorrei studiare ancora. Perché studiare non mi basta, perché mi piace da morire.

Spiegherei che De Rossi non si può tenere lì, è come avere uno splendido giacchetto e legarselo attorno alla vita. Ok, tiene caldo, ma non è fatto per il culo, deve coprire spalle e torso.

Vorrei anche spiegare meglio che dopo una giornata di mare, ci dovrebbe essere una giornata di mare. Cos’è sta cattiveria dei lunedì in ufficio?

Vorrei spiegare meglio che se Prandelli&Co stasera vincessero, ma un biscotto li rimandasse a casa, io mi incazzerei, minaccerei, me la farei passare, guarderei le altre partite, mi innamorerei dei perdenti, tiferei Grecia con tutte le mie forze.

Vorrei però spiegare ancora che se Prandelli&Co stasera perdessero o pareggiassero, io mi incazzerei. E li andrei a prendere a Fiumicino con ceste piene di frutta e ortaggi da lancio.

Infine, vorrei spiegare perché non riesco a scrivere mai ‘infine’.

Perché ho troppo da dire, ho voglia di comunicare, soffro di logorrea e grafomanìa. Voglio raccontare, narrare, coinvolgere, regalare parole.

Ma non ho tempo. E non posso spiegare quello che vorrei spiegare.

 

 

Anna Eva Laertici


Filasciocca

15 Giu

Recito una cantilena scema, scrivo una filastrocca sciocca.

Ne regalo una
a quelli che non pagano mai il caffè. Non so come facciano, ma non si sbagliano mai. Io non ce la farei; ci devi essere portato per questa forma di “purciarìa dell’anima”.

Scrivo una poesia
ad ogni urlo che ho strozzato in gola ieri quando nessuno tirava in porta. Regà, il gioco è semplice: a ‘na certa uno la deve tirà verso la porta. Nun è che vince chi fa più passaggi!

e poi un’altra
alla frase precedente, non mi è bastato dirla per un anno alla Roma di GiggiErico, no, ho dovuto ripeterla davanti agli azzurri di Prandelli. Tristezza.

Un verso lo dedico
al mio rapporto con il pc, quasi fisico, lo confesso… ognuno ha le sue perversioni. Però anche in questo amore ho le mie pigrizie: sono anni che, grazie al grande incantesimo “Copia&Incolla”, io uso la medesima email in diverse occasioni. Ho scoperto solo pochi minuti fa che nelle prime righe scrissi un refuso. E’ lì, invariato da sempre. In un colpo solo, ho avuto coscienza di una figuraccia reiterata per un quantitativo di volte che non riesco ad enumerare.

Declamo un’ode
a Marchisio, e guarda te se io devo incensare uno juventino, però applausi e complimenti, perché ha giocato benissimo. Gli è mancato solo il goal (a lui, e a noi) e il grido con dedica verso la telecamera: “Cecchi Paone, ti amo”

Quattro righe anche
a me che ci scherzo, ma giuro che dei gusti sessuali dei giocatori non me ne frega niente, ma niente, niente che più niente non si può. E trovo insopportabili, tanto quanto gli omofobi, i ‘delatori’ gay che per cercar giustizia compiono un’ingiustizia, minacciando di fare outing per qualcun altro.

Infine, un girotondo da bimbi:

otto per otto fa quarantotto

se non fa quarantotto è un sessantotto

comunque io faccio il botto

se non ho l’orsacchiotto

cado sul pavimento, di cotto (e rotto)

senza cappotto, fuori fa trentotto

piano piano, non al trotto,

sotto sotto, lo dico e me ne fotto…

che se fossi loro… io farei il biscotto.

 

Anna Eva Laertici